Truss-rod
adjustment relocation bought about a few changes in the pickup area.
Both neck pickups were moved of a few millimeters to make some room
for the protruding spoke nut. The slide-button stripe moved along.
For symmetry's sake bridge pickups were moved in the opposite direction.
As a result the relative position of rivets on pickguard was substantially
modified, as can clearly be seen on the photo (comparizon of 2nd
and 3rd generations). Probably for the same reasons of available
room the black pickup rings were discarded.
Another change is the natural finish on the back
of the neck, that allows the converging 5-piece construction to
be seen -- 3 pieces of maple (here of 2 different shades) and 2
thin rosewood layers. Complicated but efficient. Eko (and Vox) necks
are remarkably stable. This superb structure was used for all Eko electrics right from the beginning, even when hidden under an opaque
celluloid layer. Welson and Bartolini/Gemelli also used it. Similar
solutions are still applied for Manne guitars currently made in
Italy.
By the way we show here two neck plates. The
Condor guitars they belong to are absolutely equal. One plate has
a serial number, the other not. Serial numbers show here and there
on certain Eko (and Vox) guitars, in totally erratic random order.
They are of no help for dating an instrument.
Another consequence of the big change of 1965
was the introduction of the name "Condor" instead of 820.
With the steadily growing number of series in the catalog it was
no longer possible to continue the 500, 600, 700 etc. designations.
Preference was given henceforth to names taken from offensive beasts
(Cobra, Barracuda, Dragon, Manta...). Previous naming scheme was
reminiscent of humble Fiat vehicles. The new one had a more stimulatong
flavour of sportscars.
Jack Marchal
Il trasloco della regolazione del manico ha portato con se alcune
modifiche nella zona dei pickups. La coppia del lato manico si sposta
di qualche millimetro per lasciare spazio al bullone che emerge
da sotto la tastiera. La pulsantiera segue il movimento. In nome
della simmetria la coppia al ponte avanza nella direzione contraria.
Ne risulta un cambio sostanziale della posizione relativa dei rivetti
sul battipenna, come si vede chiaramente dalla foto che mette a
confronto le generazioni 2 e 3. Probabilmente per le stesse ragioni
di spazio disponibile vengono eliminate le cornici nere dei pickups.
Un altro cambiamento riguarda il retro del manico
verniciato naturale, che consente di vedere la costruzione a 5 pezzi
convergenti -- 3 di acero (qui di 2 sfumature diverse) e 2 sottili
spessori di palissandro. Complicato ma efficace. I manici Eko (e
di Vox) sono notevolmente stabili. Questa superba struttura era
usata per le elettriche Eko sin dall'inizio, sebbene nascosta sotto
uno strato opaco di celluloide. Era usata anche da Welson e Bartolini/Gemelli.
Soluzioni simili sono applicate per le odierne chitarre italiane
di Manne.
A proposito, mostriamo anche due piastre del
manico. Appartengono a due Condor assolutamente uguali. Una piastra
porta una cifra, l'altra no. Questi numeri di serie appaiono qui
e la su certe chitarre Eko (e Vox), in ordine erratico e totalmente
aleatorio. Non aiutano in nessun modo a datare uno strumento.
Un altra conseguenza del gran cambiamento del
1965 fu l'introduzione del nome "Condor" al posto di "820".
Con il numero sempre crescente di modelli in catalogo non si poteva
più continuare con le denominazioni numerali 500, 600, 700
ecc. La preferenza andò a nomi di animali aggressivi e pericolosi:
Cobra, Barracuda, Dragon, Manta... Il primo sistema di designazione
rievocava gli umili veicoli della Fiat. Il nuovo aveva il profumo
più stimolante delle macchine sportive.
Jack Marchal

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