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La Storia della Eko e delle chitarre italiane 1922-1962 - Jack Marchal |

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Negli anni 50 la produzione industriale di chitarre era concentrata ai due estremi della penisola. Nel Nord, le pionieristiche soluzioni anticonvenzionali intraprese da Mario Maccaferri negli anni 30 furono poi portate alle estreme conseguenze da Wandré insieme ai Fratelli Meazzi, anche se Meazzi era solo distributore dei siciliani.
Nel Sud, in particolare in Sicilia, molti artigiani producevano ogni sorta di strumenti tradizionali e popolari, con una gamma che andava dai violini e dai mandolini fino alle chitarre e i banjo. Il più famoso di questi liutai fu l'unico a dare all'impresa una dimensione quasi industriale: Carmelo Catania.
Alla fine degli anni 50 sia Wandré che Catania producevano già chitarre elettriche ma questo scenario muta completamente nel giro di un paio d'anni.
Una piccola regione dell'Italia centro-orientale senza nessuna tradizione liuteristica emerge rapidamente come il maggiore polo produttivo di strumenti a corda prima in Italia e poi, sempre più velocemente, tra i più grandi nel mondo. Un uomo era il catalizzatore di questo sviluppo inatteso: Oliviero Pigini, fondatore della Eko |
| 1922 |
Il 2 agosto 1922 Oliviero Pigini nasce a Castelfidardo, nella frazione delle Crocette. I genitori non erano direttamente coinvolti nella fiorente produzione di fisarmoniche - il padre gestiva una grande azienda agricola nei pressi - ma lo erano quasi tutti i parenti più vicini. La zia materna sposò Sante Crucianelli fondatore di una delle più importanti aziende di fisarmoniche della città.
Il giovane Pigini, con del talento per disegno, ottiene il suo primo lavoro in un piccolo negozio che produceva le parti decorate per le fisarmoniche. Poi va a lavorare con la ben più grande azienda Crucianelli.
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| 1940 |
L'Italia entra in guerra, tempi magri per l'industria musicale e in particolare per la fisarmonica. Oliviero è arruolato in Aeronautica.
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| 1945 |
La Guerra finisce e l'Italia è in ginocchio. L'industria della fisarmonica a Castelfidardo è azzerata, gli impianti produttivi devastati. Oliviero torna a casa e trova un'occupazione provvisoria come funzionario impegnato nel censimento agricolo.
Nel frattempo gli Americani hanno una vittoria da celebrare, hanno bisogno di fisarmoniche a migliaia. Tutte le famiglie di Castelfidardo riprendono la produzione, un miracolo economico in un settore dato per morto.
Oliviero inizia a lavorare con suo zio Marino Pigini proprietario di una piccola fabbrica di fisarmoniche e vi ricopre l'incarico di capo-reparto. Qualche tempo più tardi diventa l'assistente di un altro zio, Gaetano, che possiede una fiorente azienda che distribuisce accessori e materie prime per fisarmoniche.
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| 1950 |
il 12 ottobre Oliviero sposa Milena Ficosecca, la cui famiglia è attiva nell'industria degli organetti.
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| 1952 |
Oliviero, già trentenne, ritiene che sia giunta l'ora di diventare indipendente. Lascia lo zio Gaetano e intraprende la stessa attività di distribuzione di materie prime ma in proprio. La richiesta di fisarmoniche in quel momento è all'apice. Lo strumento è al centro di ogni orchestra da ballo ed è alla base di ogni forma di musica popolare in paesi quali la Francia, l'Olanda, la Scandinavia. I produttori italiani sono i leader di un mercato enorme, la concorrenza tedesca è surclassata. A Castelfidardo le ditte più grandi garantiscono l'occupazione a centinaia di persone.
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| 1956 |
La richiesta di fisarmoniche inizia a diminuire leggermente nel 1953, ma il declino è sempre più rapido anno dopo anno. Crollano le esportazioni verso l'America che si avvia a entrare nell'era del rock&roll. In Italia, la prima ondata di cantautori favorisce una strumentazione meno invasiva, più intimista, e il sempre più crescente fenomeno di urbanizzazione richiedeva musicisti amatoriali meno rumorosi.
A posteriori sarebbe facile osservare che il fenomeno della diffusione della chitarra era lì da venire. Dopo tutto anche le formazioni con la fisarmonica richiedevano una chitarra ritmica, in particolare per le arie dei walzer e le sonorità jazzate , ma la chitarra arch-top era una specialità prettamente tedesca, malgrado gli sforzi di Meazzi e di Catania di conquistare quote di mercato interno.
La gente di Castelfidardo ha l'impressione che la recessione sia solo una fase passeggera ma Oliviero Pigini capisce per primo che i tempi stavano drammaticamente cambiando.
Intraprende allora la vendita per corrispondenza di chitarre acustiche con una società denominata GiEmmeI che sta per Giocattoli Musicali Italiani. Queste chitarre economiche per principianti erano più che semplici giocattoli, dei veri e propri strumenti costruiti da una fabbrica statale nella vicina Yugoslavia, sull'altra sponda dell'Adriatico.
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| 1957 |
Il mercato risponde oltre le più rosee aspettative. Pigini deve crescere rapidamente per far fronte alla inattesa domanda e differenziare l'offerta. Gli economici strumenti sloveni sono affiancati da una gamma qualitativamente migliore prodotta in Sicilia e anch'essi marchiati GIEMMEI.
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| 1958 |
Le chitarre importate soffrono di troppi difetti, le fabbriche di Tito non sono adeguate per soddisfare la domanda italiana in termini quantitativi e, cosa più grave, in termini qualitativi.
L'Italia si appresta a vivere un boom economico senza precedenti ma l'industria di Castelfidardo soffre una crisi profonda con la produzione della fisarmonica che crolla inesorabilmente. Dal 1952 al 1962 le esportazioni sono più che dimezzate.
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| 1959 |
Oliviero Pigini matura la conclusione che è giunto il tempo di produrre chitarre in proprio. Non c'è tempo da perdere, un previdente costruttore svedese, Hagström, ha già tracciato la strada della riconversione della produzione di fisarmoniche in chitarre elettriche iniziando a esportare con successo negli Stati Uniti.
Come molti altri chiude i battenti anche la fabbrica di fisarmoniche dello zio Marino e Oliviero sfrutta l'occasione e rileva impianti e manodopera specializzata nella lavorazione del legno.
Gli eventi si accavallano con rapidità. Oliviero ha una storia ventennale nel settore delle fisarmoniche ma nessuna esperienza di chitarre - a proposito, imparò mai a suonarla?
Inizia a informarsi in giro per il mondo su tutti gli aspetti tecnici relativi alla produzione e prende contatti per garantirsi una rete di distribuzione e vendita su tutto il territorio nazionale e internazionale.
In uno dei suoi tanti viaggi conosce due rinomati liutai catanesi, i fratelli Paladino, convincendoli a trasferirsi con le loro famiglie a Castelfidardo. Ottiene inoltre la rappresentanza per la vendita e l'assistenza in Italia di Wenzel Rossmeissl produttore di ottime chitarre da jazz sotto il rinomato marchio Roger. Ora l'azienda ha tutte le competenze per costruire buone chitarre, sia elettriche che acustiche.
Diventano necessari anche gli amplificatori e Oliviero convince XXX (nome su libro) a intraprenderne la produzione più tardi marchiata FBT (1963). Difficile resistere alle capacità persuasive di Pigini, soprattutto se relative al finanziamento delle nuove imprese.
La neonata EKO S.a.S di Oliviero Pigini e soci, inizia producendo chitarre acustiche tradizionali e piccole archtop di chiara matrice siciliana diventate poi rispettivamente serie P e serie 100. Le chitarre elettriche erano già definite sulla carta e pronte per essere prodotte.
Le circostanze non possono essere migliori. Il rock sta invadendo il continente europeo. In Italia è un vero e proprio boom. Il 13 luglio, durante il festival della canzone di Ancona, capoluogo di regione, si fa luce un giovane sconosciuto che si appresta a diventare il nuovo eroe del rock&roll: si chiama Adriano Celentano. e vince il festival con "Il tuo bacio è come un rock"; la canzone domina tutte le classifiche e Adriano firma un accordo con l'etichetta tedesca Jolly. Le chitarre elettriche impazzano e conquistano le prime posizioni della hit-parade.
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| 1960 |
Eko produce una ricca gamma di chitarre classiche e folk e introduce la 100, una arch-top minimale, la 200 un po' più ricca, la 300, un'altra piccola semiacustica e la serie 400 o Ekomaster. |
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I modelli 10 e 200 erano diretti concorrenti della Framus Sorella e tante altre chitarre tedesche semiacustiche. La Eko 300 era un'alternativa alla Hofner Club o la Framus Hollywood, le chitarre più vendute all'epoca in Europa. Wenzel Rossmeissl che ridusse la sua produzione per dedicarsi alla distribuzione di Eko contribuì in gran parte su queste scelte.
La solid body Ekomaster (400) è il caposaldo di Eko. Prende tutti gli aspetti costruttivi e stilistici delle Hagstrom Deluxe e Standard, ma invece di una forma alla lespaul come la Hofner Club, il tutto viene declinato nella forma del cavallo di battaglia appena introdotto dalla Fender, la Jazzmaster
L'intera produzione ha il manico incollato al corpo. I pick-up, opzionali per la 100 e la 200, sono coperti da plastica a brillantini o madreperlata, prima di essere sostituiti con il modello a poli visibili.
Si va ancora un poco a tentativi per ciò che concerne design e progettazione, ma le linee guida sono chiaramente definite: La filosofia di Ekoè quella di offrire una gamma completa di chitarre, realizzate con processi standardizzati e industriali che garantiscono una qualità costante. La società ha per obiettivo il più vivace segmento di mercato, quello di strumenti accessibili che possono essere utilizzati anche a livello semi-professionale, vedendo avverarsi i sogni di migliaia di principianti. Eko vende gli strumenti per sognare.
Eko puntava molto sull'affidabilità dei suoi strumenti A differenza dei tedeschi che costruivano ancora alla maniera dei liutai, con spessori sottili e vernici delicate come nei violini, Eko costruiva con laminato robusto e verniciature industriali molto spesse.
Il suono è meno aggressivo e potente ma più equilibrato e dolce. La copertura delle 400 è in una mirabolante plastica a brillantini commissionata appositamente con spessori ben maggiori del delicato rivestimento delle fisarmoniche.
Pigini conosceva bene come gli adolescenti suonavano la chitarra vedendoli alla TV. Dimenarsi sul pavimento mentre si suona era molto in voga in quegli anni.
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| 1961 |
Nel 1961 le chitarre Eko sono distribuite in tutta l'Europa occidentale. Alcuni esemplari raggiungono persino il Nord America.
La rete di distribuzione doveva essere costantemente ampliata col crescere della società. All'inizio Pigini si affidò a piccoli grossisti che spesso commercializzavano con il loro marchio ma ora poteva permettersi di selezionare i suoi agenti. Eko è già numero della produzione in Italia ma il successo internazionale deve ancora venire.
La crescita della Eko attira l'attenzione di Thomas e Guy LoDuca. La loro società LoDuca Bros, fondata nel 1941 a Milwaukee, WI, vendeva fisarmoniche e organi dagli anni '50. Ora hanno bisogno di chitarre per circa 600 negozi che hanno nella loro rete di distribuzione. Negli Stati Uniti la produzione interna non riesce a tenere il passo della crescente domanda. Le maggiori marche americane sono costose, anche in patria. I giapponesi coprono già la fascia bassa del mercato. Di conseguenza, qualsiasi chitarra importata dall'Europa trova un acquirente. Hagström, Höfner, Framus sono già lì. La richiesta è altissima per quegli strumenti di fascia media paragonabili nella qualità con con Danelectros, Kays Silvertones ma che riescono a essere esteticamente più appetibili. Questo è esattamente ciò che Eko produce.
Il LoDucas conoscono bene l'Italia. Sono lì le loro radici e i loro fornitori di fisarmoniche. Hanno sentito parlare di Eko e vengono in contatto con Oliviero Pigini. E' l'occasione per raddoppiare la produzione. Gli impianti di Eko sono già al limite ma Pigini raccoglie la sfida.
Occorre essere veloci, riorganizzare la produzione, sviluppare nuovi modelli, circondarsi di collaboratori ma soprattutto è il tempo di cambiare sede per un sito più grande. Eko è nella classica situazione di forte crescita con l'esigenza di fare nuovi investimenti ancor prima di aver fatto fronte ai precedenti debiti.
Le banche sono prudenti, il settore degli strumenti musicali ha dimostrato di essere così fragile negli ultimi tempi. Produrre industrialmente chitarre e venderne a centinaia di migliaia negli USA? Roba da matti...
Castelfidardo non ne vuole sapere di investire in piani folli, ha già un bel da farsi con la crisi mortale della fisarmonica
Il fratello minore Lamberto suggerisce che vi siano migliori opportunità a Recanati una pittoresca città 15 kilometri a sud di Castelfidardo. Pur essendo un sacerdote cattolico, don Lamberto Pigini ha uno spiccato senso per l'imprenditorialità - buon sangue non mente. Egli trova una grande fabbrica, una filanda abbandonata di un monastero. Il sito può essere preso per un affitto ragionevole. Il consiglio comunale è più aperto di quello di Castelfidardo e ne favorì l'apertura fornendo alcuni servizi gratuiti durante l'avviamento.
Un socio temporaneo contribuisce con il 30% del capitale di Eko. Oliviero accende un'ipoteca sulle sue proprietà. La società raccoglie i fondi per trasferirsi a Recanati.
E' una decisione coraggiosa. Per un italiano è più facile emigrare al di la dell'Atlantico che spostarsi nella città limitrofa soprattutto nel centro Italia dove è forte lo spirito del campanile.
Oliviero Pigini raccoglie intorno a sé uno staff esecutivo allargato a personaggi di grande talento come Pio Boccosi, Augusto Pierdominici, Giovanni Vignoni e soprattutto Ennio Uncini, che avrà un ruolo chiave in futuro. Ma gli operai e gli impiegati di più basso livello preferiscono rimanere a Castelfidardo, dove la si è diffusa la notizia che quel diavolo del Pigini ha ottenuto un contratto con gli Stati Uniti.
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| 1962 |
Inevitabilmente nasce un nuovo polo anche a Castelfidardo. Prima Crucianelli, forse già dalla fine del 61, poi Welson e la galassia Bartolini, Gemelli, etc etc.
Questi costruttori emergenti, già noti come costruttori di fisarmoniche, si rifornivano presso un'intricata rete di fornitori, terzisti e sub-appaltatori che contribuirono a una identità stilistica che possiamo definire Scuol di Castelfidardo - pur essendo Bartolini e Gemelli a Recanati
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