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Ermes B

C'era una volta un ragazzino (io) e una Eko Kiwi... correva l'anno 1975. Eko non era ancora un marchio molto apprezzato da noi dilettanti, diciamo che non c'era di che essere particolarmente "orgogliosi"... spero perdonerete la taroccatura della paletta... sulla quale ricavai il mio nome al posto del logo "Eko ". Qui sotto la prima volta in pubblico, a una festa scolastica. A ricordare ricordo poco, ma sul retro della foto c'e' scritto: "Festa Kitch - Istituto Magistrale, sabato 14 febbraio 1976"

L'acquisto -se ricordo bene- lo feci intorno a settembre 1975, coi soldi guadagnati lavorando l'estate (all'epoca i piu' facevano cosi', e non era affatto male, anzi era molto educativo). La memoria non e' chiarissima, ma credo d'averla pagata 150.000 lire. E' possibile che costasse cosi' tanto? Ditemi che mi sbaglio.

 

Con molta buona volonta' e scarse capacita' ci siamo attrezzati, costituendo un gruppo: i GoNS; batteria (Roby), tastiere (Maurizio), basso (il povero Walter), chitarra ritmica e voce (Ugo), chitarra solista (che avrei dovuto essere io). L'idea originale, e un po' presuntuosa, era quella di fare la "nostra" musica. Chi non l'ha pensato a 16/17 anni? Ma chi mi legge sa bene che, oltre al corredo individuale, una band (per quanto scalcinata) ha altre esigenze di impianti e strumentazione.

Insomma... ci volevano altri soldi e di solito le nostre tasche erano vuote. Cosi', per pagare il noleggio delle cose che servono, decidi di fare qualche "marchetta" e vai a suonare per feste, sagre e locali. Ti convinci anche che e' utile per fare pratica e gavetta, ma passi il tuo tempo a mettere insieme repertori che ti portano lontano. Inizi a fare il "semi-professionista" senza averne le capacita' e senza averlo scelto. D'altra parte non hai piu' il tempo di pensare alla "tua" musica. Di solito resisti un paio d'anni, e se nel frattempo non trovi un tuo modo di fare musica, finisce tutto li, dalla sera alla mattina.Qui sotto la seconda uscita in compagnia della Eko Kiwi (aprile 1976). Quell'attrezzo alle mie spalle era il mio apli: un meraviglioso Davoli New Show III.

Un particolare di com'era conciato il body. Gia' all'inizio avevo tolto la cupola/campana cromata che copriva la stopbar: una vera affettatrice! Chi ce l'aveva lo sa.

----- quasi trent'anni e venti chili dopo --------------------------------

Dov'e' finita la mia Eko? Ha sopportato decenni di dimenticanza e trascuratezza. Un'infinita' di traslochi e lunghi soggiorni in magazzini e cantine. Cosi' si e' "beccata" dosi di umidita' ed e' dovuta sopravvivere in condizioni climatiche impossibili, alluvioni comprese. Lo scorso Natale ho deciso che dovevo assolutamente ritrovarla. Ce la faccio. Riesco a recuperare l'astuccio. All'esterno il logo del gruppo che avevamo messo in piedi. Il problema e': cosa c'e' dentro?

Le condizioni in cui si presentava a fine gennaio 2004 la mia Eko Kiwi. Quello che non si vede sono le crepe della vernice, che sul manico diventano vere e proprie mancanze e distacchi. Una "esplosione" della laccatura prodotta dalla dilatazione dei legni a causa dell'umidita', dell'acqua e delle escursioni termiche.

Ho conservato alcune delle schegge di vernice che si staccavano dal manico. Mi sono servite per testare il prodotto giusto per sverniciare il resto (una meta'), che non voleva proprio staccarsi.

Armato di una profonda ignoranza e tanto amore, mi sono informato, ho consultato chi ne sapeva di piu' ed ho iniziato il lavoro. Avrei potuto affidare la Kiwi a mani esperte e lasciar fare ad altri? Neanche per sogno! Era una questione privata, privatissima: dovevo farmi perdonare. La paletta, necessariamente rimossa, presenta oltre a piccole mancanze sui bordi e criccate varie, anche abrasioni all'altezza del logo Eko. Non sono gravi. Il logo era stato a suo tempo "oscurato" a forza di pennarelli indelebili. Forse devo aver tentato all'epoca di riportare malamente in luce il marchio. Conterei (nel tempo) di recuperare la perlatura, lucidando la plastica. Ogni suggerimento sarà utile.

Un'ultima revisione del body, dopo aver ripulito e rimontato definitivamente pickup e ferramenta.

Il manico. La tastiera. Il peggio sta dietro ma lo sconforto del momento mi ha fatto dimenticare di fare ulteriori foto, e anche questa e' un po' sfocata.

La situazione e' grave, ma non so quanto. Non sapevo neppure suonare bene, figuriamoci se ora so armeggiare con uno strumento in difficolta'. Si inizia da una pesante pulizia. Forse ce la possiamo fare... Ma vorrei che suonasse, glielo devo! Appenderla al "chiodo" e' solo l'ultima spiaggia.

Lavorando nei ritagli di tempo, mi sono anche dimenticato di documentare il lavoro con il suo procedere. In effetti lo stavo facendo per me, e non avrei mai pensato di poterlo raccontare ad altri. Il lavoro piu' grosso e' stato quello di sverniciare, levigare e riverniciare il manico. Per il resto si e' trattato prevalentemente di tanta pazienza per togliere muffe dalle parti in legno e la ruggine dalle parti metalliche. Solo nella fase finale mi sono ricordato di tener vicina la macchina fotografica, anche se mentre lavori... non ti ricordi di usarla. Qui mi e' stata utile per memorizzare la posizione originale delle sellette del ponte. Anche se dopo quel che e' successo... il tuning sara' tutto da rivedere.

Paletta e chiavi. Per il recupero del manico poca vernice nuova e tanto olio di gomito.

Alcune prove di assemblaggio del manico e dei PU al body, prima delle ultime finiture.

Il body presenta diverse crepe nella vernice, visibili in particolare sul retro. Niente che comporti problemi di struttura e di conservazione. In fase di lucidatura sono riuscito a rendere le crepe meno evidenti. C'e' chi dice che cosi' sempra piu' "vissuta" (ma non e' la LP di Jimmy Page!).

 

 

Ripulitura del manico e un po' di olio da restauro per il palissandro della tastiera.

Finalmente la Eko Kiwi 1975 e' rimontata. Ed e' pronta per la ricordatura e il settaggio.

In fase di cordatura e di settaggio il manico e' stato sollecitato notevolmente per riprendere forma. Fletteva all'indietro e le corde, da sole, non erano sufficienti per riportarlo in posizione. La fessura corrispondente a una incollatura dell'elemento centrale (gia' rilevato in fase di sverniciatura) si e' leggermente accentuata. In che maniera puo' influenzare l'accordatura e il tipo di suono? Lo sopriremo solo... suonando.

Eccola qui (funzionante) mentre fa bella mostra di se vicino all'ultima arrivata (una elettroacustica Washburn EA20B del 95) ed alcune altre "asce". Bentornata cara vecchia Eko Kiwi, ora non ti mollo piu'.

Tra le proccupazioni c'erano ovviamente le condizioni dei PU e della parte elettrica (potenziometri e deviatore). La cosa che ha lasciato tutti stupefatti e' che i PU suonano molto bene, anche se sono un po' deboli (smagnetizzati?) e accentuano leggermente i bassi. I potenziometri hanno richiesto (per sicurezza) solo uno spruzzo di disossidante. Il deviatore invece era totalmente incancrenito e si e' resa necessaria la sua sostituzione. A piu' riprese, dandole il tempo di stabilizzarsi, ho lavorato sul settaggio fine, in particolare il tuning al ponte. Credo di aver raggiunto un buon risultato. Mi era venuta l'idea, strada facendo, di sostituire le manopole (alcune sono proprio accidentate), montare un nuovo ponte tipo tuno-o-matic e una nuova stopbar meno "pericolosa". C'e' chi mi suggerisce di mantenerla cosi', originale, e chi concorda (se lo strumento suona bene) di "darle" quello che si merita, ovvero una componentistica attuale ed efficiente. Vedremo. In fondo il modello Kiwi presente nel catalogo Eko 1975 gia' prevedeva: la "perdita" della campana cromata grazie a una migliore stopbar, un deviatore 3 vie a pulsante (tipo Gibson), ecc.

Ermes - Udine

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