Home /2) Spaghetti Rockers : di Valerio Simei

- testimonianze di 'Urlatori' all'italiana

A proposito di Rock autarchico, sentiamo cosa diceva un Freak Antoni d'annata (1980) sul rock italiano da  un'intervista tratta da Percorsi del Rock italiano, di Giancarlo Riccio, edizioni Il Formichiere.

Sto raccogliendo informazioni sui gruppi rock italiani: vorresti darmi informazioni sugli Skiantos?

Che genere di informazioni? Io non informo nessuno! Notizie sul gruppo... Quello che vuoi...

Allora ascolta: gli Skiantos apprestano in modo originale, e quindi deviante nei confronti degli altri gruppi rock, una tecnica che consiste nella creazione di un'atmosfera irritante, provocatoria, con rifiuto di messaggi sociali, con abolizione della "sincronia musicale'', nel ripristino di una spontaneità e di una ingenuità da sempre perdute nel business musicale.

Merda! Sei fantastico!

Ganzo come attacco, eh?!

Come mai ti sei messo a parlare cosi ?

Cosi come?!

Come parlavi prima: come un libro stampato, come un articolo di giornale.

Perché voglio fare bella figura con i giornalisti e con i critici... Non voglio mica passare da scemo, da rockettaro ignorante... Lo sai che i giornalisti ci godono a far passare qualcuno da scemo?'.

E' capitato anche con gli Skiantos?

Proprio cosi... E' stata dura, una vera battaglia: noi che facevamo finta di essere stupidi e loro che ci prendevano per dementi veri. Alla fine hanno vinto loro.

E adesso?

E adesso devo ricominciare... Dunque: hai mai sentito i Rolling Stones dal vivo? Sono più o meno come gli Skiantos prima maniera: chitarre scordate e stonature a non finire, per' gli Stones hanno dato di loro stessi un'immagine seria, determinata, convinta, e la gente li ha presi sul serio.

Lo sbaglio degli Skiantos è stato quello di sopravvalutare la gente crederla più  smaliziata e disponibile, e di ostinarsi a vivere da ingenui un gioco intelligente, ma pericoloso. Adesso che sono smaliziato [risata) saprei come fare un gruppo di successo... anzi, se conosci degli sbarbi che vogliono tare un gruppo di successo digli che mi telefonino, cosi gli racconto un po' di storie.-

La prima cosa a cui devono fare attenzione e la loro immagine pubblica [John Lydon ha capito tutto (PIL); un'altra cosa e il loro grado di passione e di convinzione..

 Farai un altro gruppo adesso?

 Non credo. Sarebbe troppo facile avere successo in queste condizioni  Sono troppo furbo adesso! [risata)

Torniamo agli Skiantos

Allora senti: l.'operazione degli Skiantos, caratterizzata da una falsa passività inattaccabile e da un lalso svuotamento irriducibile, risulta nello stesso tempo semplice e complessa, debole e forte... come vado?

 Sei figo!

Se da un lato emerge una totale trascuratezza verso l'interpretazione 'artistica'', nella forma di  una permanente "svaccata'', dall'altro scopriamo un'accorta e razionale provocazione, un rovesciamento diretto, un calcolato disordine. Pur seguendo sempre la via autoironica del "Rock Demenziale'', gli Skiantos, in una seconda fase del loro sviluppo, hanno tentato di creare una certa raffinatezza nell'impasto musicale e nell'impiego delle stonature con la conseguente inevitabile perdita di una certa immediatezza selvaggia e irragionevole del loro essere. Nonostante ci', esaminando la finta grossolanità dell'impasto musicale, l'evidente denigrazione di propositi artistici, il desolante ritratto dello sbaglio, il consapevole rifiuto di ogni forma di artisticità , possiamo rilevare come tutti gli elementi analizzati vengano ricomposti in una forte impressione fisica resa a volte dall'iterazione delle imperfezioni. In tal modo i problemi dell'autenticità e dell'identità, dell'uniformità del ''primitivismo musicale'' e dell'esaltazione della bruttezza e dello squallore, si dissolvono in una dialettica dell'oltraggio.

Mmmmmm.

La corporeità del reale cosi restituita (le continue improvvisazioni rafforzano tale impressione) non è tuttavia connessa a una  sensazione lacerante,    esasperante, non  contiene un ideologia del Laido come avviene nel Punk Rock, non si definisce soltanto mediante un atto irriverente, provocatorio, ma si costruisce attraverso una fluidità e un'apatia che sfugge a ogni tentativo di imprigionare quell'esperienza den-tro una disciplina estetica. Allora puoi scoprire che t'importanza degli Skiantos consiste sostanzialmente nell'aver tentato di uccidere quell'ultimo barlume di aura che il mondo mitico del rock è riuscito, nonostante tutto, a conservare mediante il divismo e la finzione.

Secondo te, esiste un movimento rock italiano?

No, ma in questo periodo ci sono tante persone (giovani) che vogliono assolutamente fare musica, soprattutto rock.

Poi ci sono i soliti imbecilli dementi, lanciati dalle case discografiche che non hanno neppure la furbizia di promuovere personaggi interessanti... Secondo te perché le case discografiche sono cosi imbecilli?...

Forse perché hanno paura di non riuscire a controllare le novita', cioè. molte cose nuove non gli danno abbastanza garanzie, sicurezze, e quindi fànno solo cose vecchie.

Sono d'accordo! E poi chi glielo fa fare, tanto i miliardi li fanno lo stesso... (scusa la banalità).

Gli Skiantos hanno fatto molti soldi?

No. E' meglio che lasci perdere questo argomento!

Come prendevate le critiche che molti vi facevano?

Con le molle! [risatina] Furba questa, eh?! Be', è stato notevole verificare che il fatto di impadronirsi apposta di un modello vecchio, svalutato (il rock in tutte le sue banalità), proprio per forzarlo e stravolgerlo, non sia stato interpretato come gesto consapevole e ironico, ma come degradazione.

Se gli Skiantos non attenuavano nessuna delle grossolanità tecniche ed espressive tipiche del modello preso di mira, ma arrivano addirittura a portarle al massimo, creando effettidi una comicità cialtronesca, lo facevano perché si divertivano, e nello stesso tempo lo trovavano funzionale al loro carattere e alle loro mentalità.

Ma rispetto alla serietà tragica della condizione urbana?

OK, conosco questa storia... Ognuno prende le cose come vuole: gli Skiantos, tre anni fa, la prendevano con ironia.

E adesso?

Tutto cambiato. Tre anni sono un casino di tempo.

Andranno avanti gli Skiantos?

Certo, sono inarrestabili (e incorreggibili)!

Quasi profetica questa intervista di oltre vent'anni fa  a Freak Antoni sul rock italiano, le differenze ma anche la non sudditanza coi modelli stranieri, e infine il marcio capitalismo delle major discografiche, che con i prezzi assurdi di un CD Rom hanno strangolato definitivamente il mercato dei dischi: e in quel periodo era ancora possibile trovare qualche nicchia ecologica di mercato del disco, mentre oggi un gruppo o un cantante sconosciuto se non si autoproduce marcisce nelle cantine per sempre fino al fatidico giorno in cui appende la chitarra al chiodo.

Simile per certi versi, e anche più vetusta,  la testimonianza di Ugolino, al secolo Guido Lamberti, cantante e compositore con un certo seguito qualche anno fa .

Ugolino è un mio amarcord, con la sua voce tagliata di gola e le atmosfere scure pre-Black Sabbath che ricordavano il beat nero dei Corvi, o  un improbabile canto alla Alice Cooper . ricordo che alle elementari cantavamo una versione decisamente 'porno-goliardica'del suo mitico hit  Ma che bella giornata.

Fu tagliato fuori dopo un iniziale successo fine '60 per imbavagliamenti al suo verbo musicale da parte delle case discografiche. Ormai cassato, riemerse anni dopo con un disco di una piccola etichetta. Questa breve intervista è tratta dalla copertina dell'Album 'Siam rimasti fregati' ( Pierrot, distribuzione Phonogram, 1977):

Cosi canti storie  d'italiani  a tempo di rock: come mai ?                      

Guarda che il rock è nato dalla tarantella. e non bisogna dar retta alla gente la quale dice, che noi il rock l'abbiamo importato. Certo negli ultimi anni, abbiamo scimmiottato troppo gli stranieri. ma  credo che le nostre canzoni siano più belle delle loro, quelli hanno solo una tecnica stupenda... é un duello tra coltelli e bomba H : ma ogni tanto riusciamo a fregarli.

E se fosse solo una questione di soldi?

Nel campo artistico nazionale, in generale, compagna di sventura è certo più la fame che il denaro. Le case discografiche parlano di multimiliardari, ma accennano sempre a quei dodici omettendo per galateo, gli altri dodicimila che invece....

Concordo con Ugolino sia per i sopravvalutati e super-prodotti  stranieri, sia per la felice intuizione sul rock derivato dalla tarantella, come già avevano potuto sperimentare i PFM delle canzoni E' festa, o Celebration. Ancora più indietro nel tempo troviamo tanti esempi di spaghetti rock: già a partire dagli anni 50, come nel resto d'Europa,  vennero alla luce diversi 'rockers melodici' sul modello di quelli americani, a cui si ispiravano persino nel nome d'arte, esotici ed autoctoni al tempo stesso, spesso evocanti ritmo e velocità, come Michelino e i 4 marce, Benny Rock, Tony Velona. Seguirono i vari Carosone, Peppino di Capri, e Fred Buscaglione-coi suoi Asternovas-, a cui seguirono fenomeni come Celentano, presente in uno scatenato rock'n roll nella dolce Vita di Fellini,  Ricky Gianco, Little Tony, Bobby Solo, che incarnavano la sfrenatezza degli anni del boom, e che culminerà poi nel fenomeno dei gruppi beat.

Un altro incredibile precursore di mode musicali fu senz'altro il principe della risata, Totò, che da non musicista come egli sempre sostenne, ma da grande artista qual'era scrisse diverse belle canzoni, tra i quali la famosissima Malafemmena. Quello del musicista fallito- e folle- fu sempre un topoi del principe.

Nel film Totò all'inferno (1955) un gruppo di  esistenzialisti si riunisce  in un night, dove suona un complessino anticipatore di quelli Punk con tanto vestiti stracciati, capelli arruffati, pelli selvagge, teste rasate, testi demenziali, motivetti cimiteriali: anche il dark è di là da venire.

Mentre uno del gruppo canta una canzone dal titolo  'Ossa incrociate, pericolo di morte', Totł fa il suo ingresso chiuso dentro un contrabbasso, che alla fine di un'altra canzone degli esistenzialisti, il nostro farà esplodere come un improbabile  Hendrix partenopeo.

In Totł le mokò è un assurdo one man band di paese, suonatore ambulante in cerca del successo, e abbigliato come un futuribile glam rocker canta la Mazurka di Totł; idem nella parte del Pazzariello nel film L'Oro di Napoli. Il personaggio del Pazzariello ebbe molto successo, soprattutto in America e non solo fra gli emigranti, perché questa maschera popolare di intrattenitore e bandista di pubblico in occasione dell'apertura dei negozi è antica quanto quella di Pulcinella.

Come non ricordare infine  Totł vestito stile beat che canta una canzone demenziale con i Rokes, nel film 'Rita la figlia americana': con le sue movenze cinetico-mercuriali, riadatta la sua maschera di Pinocchio anticipando certe pose isteriche dei cantanti rock moderni, nonché le cadenze super sincopate della street dance degli anni 80.

Un altro grande del rock italiano, purtroppo prematuramente scomparso: il grande Ivan Graziani, che ebbi l'occasione di vedere dal vivo in un concerto, in una tournéé estiva di tanti anni fa. Ivan ci diede dentro coi watt, fu un concerto senza respiro, suonato alla grande, e devo dire che non aveva nulla da invidiare ai concerti di tanti colleghi stranieri che vidi in seguito.

Ecco cosa diceva il Nostro alla domanda di un giornalista riguardo al titolo di una sua nota canzone, 'Ma tutto questo cosa c'entra con il rock?':     

Il rock è tutto l'universo possibile  anche perché il rock è nato in Abruzzo.

Ho sviluppato questa teoria, che per me non è molto lontana dalla realtà, suonandolo per anni con passione e capendo i meccanismi più reconditi ed insospettabili che si muovono al

suo interno. Il rock and roll oltre ad essere il figlio spurio dei negri che si facevano "menare" nelle piantagioni e della country-music popolare, anch `essa fatta di un misto di gospel-blues-ballate irlandesi e cose di questo genere, è una musica alla cui base c'è la chitarra battente e che, siccome gli americani non hanno mai inventato un tubo, ma di solito hanno predato tutto, se la parte nera se la sono pappata dai negri, quella bianca l'hanno fregata a noi.

Nella seconda metà dell'800 in America c'erano più abruzzesi che indiani... e questi disgraziati oltre a lavorare come bestie avranno cantato e ballato le loro cose, se non altro come ricordo del loro paese, e fra queste la più sentita e importante è il saltarello che è un tempo molto simile alla tarantella, simile al ballo tondo che c'è in Sardegna.

Durante questi anni ci sarà stata, non dico una fusione, ma tutti questi generi musicali saranno andati di pari passo fino a quando una nuova lingua e una nuova nazionalità non avranno fagocitato tutte le etnie spagnole, italiane, negre, ecc. facendo nascere una nuova musica, appunto il rock and roll.

lI santone del rock and roll, come tutti sanno, è Elvis Presley il quale riunisce anche come persona una miriade di elementi diversi: la tradizione negra che conosceva da vicino perché Memphis è una città del profondo Sud, le tradizioni melodiche e sdolcinate delle ballate dei cowboy e un nuovo modo di muoversi e di porsi al pubblico, che, pur ricordandoli, non ha niente da spartire con la ritualità dei movimenti dei negri. Forse è più vicino alla sfrenatezza del tarantolato che da solo segue il ritmo fino a non vedere chi gli sta intorno. Elvis comunque è stato il portabandiera di questa musica, e uno che ci è arrivato dopo centocinquanta generi musicali ma che se non cantasse in "battere' non ci si ricorderebbe di lui. Il cantare in battere lo deve proprio alle tradizioni musicali dell'area mediterranea. Intatti se io faccio una statistica della musica popolare del Sud d'Italia come del Sud della Spagna, su dieci momenti musicali di varie regioni, otto sono sicuramente in battere, se devi trovare qualcosa di armonioso, di grecizzante devi andare verso... non so...un po' in Val di Non, dove fanno cose stranissime oppure devi andare a Trieste, dove per' stenti a credere a essere ancora in Italia. Comunque, senza fare troppo gli storici, io credo che anche se il rock fosse nato indipendentemente dalle nostre tradizioni, esso funziona magnificamente qui da noi e si adatta al bisogno di divertimento che anche nelle nostre musiche si poteva riscontrare.

Il divertimento, che non è una stronzata ma è una cosa seria, è il 90% del rock, l'altro 10% serve a chi, come me, vuole usare questo genere musicale per cercare di di qualcosa.

Il divertimento, è qualcosa che richiama la stessa dimensione magica e rituale dei nostri canti tradizionali lo ho scritto una canzone, "Il prete di Anghiari", che è tutta impostata su queste dimensioni.

La musica rock serve anche per ballare in un certo modo e ballando si esorcizza la paura; tutto questo io l'ho potuto studiare presso i contadini abruzzesi che ho avuto la tortuna di conoscere

molto da vicino perché mio padre faceva il totografo dei matrimoni e quindi aveva in mano il racket di tutto il contadiname di quella zona e andando con lui da ragazzino ho imparato un

sacco di storie magiche.

Per ritornare a " Il prete di Anghiari ", se no qui per riparlare delle radici del rock potremmo risalire ai dinosauri, anche se quella canzone parlava di una situazione toscana, volevo in qualche

modo unire la passione per il rock alla dimensione magica, anche se poi difficilmente con un pezzo veloce si riesce a creare una tensione magica a meno che non si rinunci alle parole e ci si affidi solo al potere trenetico di liberarti la testa che questa musica possiede.

Il pezzo lento che per' è poco rock ha invece il potere, magari con rumorini e sonagliere, di costringere la mente a sognare figurativamente quaIcosa di molto intenso come un quadro surrealista. Quando con il pezzo veloce sono riuscito a dare al pubblico energia vitale, a liberargli il cervello verso chi sa quale orizzonte, ci metto dentro quel famoso dieci per cento di contenuti che lo inchiodano sulla sedia e io questa cosa, anche se sul palcoscenico non vedo nessuno, la sento molto bene.

Con il rock si riescono a dire cose molto intelligenti, ancora di più che con la ballata la quale ti dà un grandissimo aiuto perché la gente, se non si addormenta prima, ci entra dentro dolcemente, ma il rock, proprio perché è spigoloso, angoloso nella costruzione metrica, ti lascia la libertà di scrivere versi che non sono versi, ti dà la possibilità di dare una mazzata in testa alla retorica.

Sfido chiunque a musicare parole come quelle di "Monna Lisa " con un genere  musicale diverso dal rock; per inseguire  quelle parole, specialmente negli stacchi, sono andato letteralmente in manicomio: li custode si lamenta  probabilmente vuole un'altra botta in testa, ora.

Se tu entri dentro a questo gioco demoniaco che ha il rock, tu puoi parlare di una sedia ed essere interessante .

Una piccola tesi universitaria questa dissertazione di Ivan, e chissà come sarebbe andata se Valentino Airoldi non avesse appeso la prima solid body alla parete: l'Italia sarebbe diventata la patria del Rock, che invece di avere per noi un che di esotico e violento, sarebbe diventato un genere popolare. Ma a guardare bene, l'America sta qua. In fondo il saltarello è come un rock'n roll, no?

E se a tutti questi balenii di un improbabile, fantascientifico spaghett,i rock e fantasia nato in Italia volessimo dare pure una giustificazione intellettuale? Quale migliore riflessione sono le parole di SaverioVertone, nella prefazione del libro di tavole e disegni estratti da Il costume antico e moderno(1815) di Giulio Ferrario:

Qualche anno fa Baudrillard ha cercato di confrontare in un saggio intitolato America, l'iperrealtà Usa con l'iperintelligenza europea :in quel libro c'è un conflitto tra due iperboli che ci riguardano da vicino.

Da una parte l'iperbole minerale, il deserto americano come simbolo della parentela tra il vuoto geologico del passato e la velocità tecnologica del futura; dall'altra l'iperbole vegetale, la foresta europea degli artifici mentali, con le ninfe letterarie, gli elfi filosofici, gli dèi, i centauri e i sileni intellettuali che proteggono il vecchio mondo dalle solitudini della realtà, ma anche dalla rapidità dei mutamenti

L'orizzontalità o la verticalità di Los Angeles e di New York, la nuda ed essenziale geometria americana contro le volte, le spirali, le cupole e le sinuosità europee; il fascino della ripetizione insensata, la perfezione  della tautologia sociologica, la trascendenza della natura e della tecnica, la mutazione permanente anzi la transessualità del capitalismo, contro l'affabile paesaggio agroindustriale, le infermerie socialdemocratiche, il fuoco di Vesta del narcisismo intellettuale, insomma il caminetto acceso di una civiltà che ha perso i contatti con le intemperie, e che nella sua tana ben riscaldata distingue, abbellisce, drammatizza, giudica.

Senza offesa per nessuno, l'Italia partecipa dei due eccessi. E' entrambe le iperboli. Sarebbe troppo facile assegnarle la parte di Europa dell'Europa, nocciolo antico, palinsesto di tutte le Arcadie. Perché l'Italia è anche miseramente, l'America dell'America, la terra delle intemperie non dominate, delle ripetizioni ossessive e post-human, dell'intelligenza che si piega senza fiatare agli ordini delle cose, o dei loro fantasmi. I 21 volumi del catalogo di Ferrario, dimostrano che non è stato necessario aspettare l'elettronica per inventare la realtà virtuale.

Per noi l'essere s'era ritirato assai prima che Heidegger ne denunciasse la scomparsa. Molto prima di Cher e di Madonna avevamo saputo sostiutirlo con una scelta arbitraria delle sue apparenze. E proprio come Ferrario le avevamo scambiate per essenze. L'America oggi riporta lo stesso scambio. Ma senza l'illusione ontologica. Senza consolazioni. Senza l'innocenza dei cataloghi.'

Osservando l'allegoria dell'America di Ferrario nell'illustrazione qui sopra, notiamo i tratti di una donna indiana che armata e discinta come un amazzone, siede indolente e neghittosa su un masso d'oro, cogli occhi fissi e senza espressione: la violenza, la ricchezza, il primitivismo dell'anima americana sono riunite tutte qua, in un'istantanea ontologica alla Beato Angelico, figlia della nostra prestigiosa tradizione figurativa:  e inevitabilmente, da Colombo in poi, i rottami italici di Piero della Francesca e company finiranno sulle spiagge immense ed estranee del Nuovo Mondo.

Allo stesso modo, prima del rock'n roll c'erano il  saltarello, la tarantella.

L'America, fin dal suo stesso nome italico, è l'Occidente dell'Occidente:

Valerio Simei

 

 
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