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LIUTERIA MASETTI: La tecnica

Fra le innovazioni proposte dalla liuteria Masetti spiccano:

  • Un modello del 1920 a doppio manico nato dalla fusione di un mandolino e di una mandola, così da potere passare rapidamente da uno strumento all’altro. Lo si potrebbe definire il progenitore dei doppi manico basso-chitarra.
  • La particolare sezione retta del manico, quasi rettangolare (tanto lodata in una lettera del 1936 dal Prof. Carlo Maria Manno), finalizzata ad agevolare lo smanicamento e l’esecuzione dei barrè senza affaticare dita e polso.

L’arte dei Masetti presenta diversi punti di contatto con la liuteria di Luigi Mozzani ed è impossibile stabilire se sia stato quest’ultimo ad influenzare i Masetti o viceversa. La ditta “Fratelli Masetti” infatti apre i battenti nel 1900, mentre Mozzani aprì il proprio laboratorio in via della ganga a Faenza nel Marzo 1899 per poi spostarsi a Bologna nel 1900.

Elementi comuni sono la sezione rettangolare del manico, costante in tutte le chitarre Masetti fino agli anni ‘60, e presente, con una certa variabilità, in moltissimi strumenti di Mozzani, nonché il manico regolabile nelle chitarre-lira. Molto simili anche i mandolini e le mandole modello “Piatto scalpellato”, che differiscono solo leggermente per le proporzioni della cassa ed il taglio della paletta.

Curiosa la segnatura della tastiera delle chitarre che imita quella “all’italiana” dei madolini, ove viene marcato il X° tasto anziché il IX. Questa particolarità accomuna la maggior parte delle chitarre Masetti ed è costante per quelle costruite fino agli anni ’60.

I Masetti hanno montano più spesso meccaniche e cordiere di produzione tedesca, così come i pick-up utilizzati per le semiacustiche (spesso Schaller), ma anche italiana (Meazzi-Hollywood e altri). Per quanto riguarda i legnami, negli strumenti costruiti fino agli anni 40 troviamo più spesso acero e ciliegio (raro il noce) per fasce e fondi ed abete per le tavole armoniche. Negli anni successivi vennero impiegati con una certa frequenza anche il palissandro brasiliano (per fasce e fondi) e sequoia (tavole armoniche). I manici sono più spesso in acero o mogano con tastiera in ebano e le controfasce in salice o abete.

Anche i ponticelli venivano costruiti preferenzialmente in ebano. I decori, in genere molto sobri, sono costituiti classicamente da filetti in acero ed ebano, mentre a partire dalla fine degli anni ’50 vennero introdotti, per alcuni modelli, filetti e controfiletti in celluloide.

Le vernici utilizzate sono sempre state quelle a spirito della liuteria classica, ma alla fine degli anni 50 vengono impiegate anche vernici sintetiche, soprattutto per la linea semiacustica. In molti strumenti degli anni ’60 il fondo, le fasce ed il manico vengono verniciati con vernice cellulosica, mentre il piano armonico viene verniciato con vernice a spirito al fine di non smorzarne le proprietà vibratorie.

Questo espediente consentì di accelerare la produzione e contenere sensibilmente il prezzo degli strumenti senza rinunciare del tutto alle migliori prestazioni acustiche.

Acustica:

A parte le chitarre classiche che montano corde in nylon, per tutte le altre chitarre Masetti sono ideali le corde in seta e acciaio (preferibili in assoluto le GHS per la minore tensione). Tutti le chitarre costruite fino alla fine degli anni 40 sono fantastiche per il finger picking, infatti oltre al volume sostenuto hanno un calore ed una dolcezza di suono difficilmente immaginabili se non si sono provate. Si tratta comunque di strumenti assai delicati che devono essere custoditi con cura e non devono assolutamente essere mantenuti in ambienti troppo secchi.
I mandolini hanno buona sonorità e robustezza così da sopportare anche corde con tensioni decise. Con le corde “flat” perdono un po’ volume, mentre forniscono prestazioni ottime con quelle in carbonio.

di Marco Ballestri

 
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