
Habemus Vikingh!
L'aggettivo che si adatta meglio a questo strumento è "gotico".
le forme inquietanti e l'aspetto misterioso ne fanno una scultura
più che un basso. Appena avremo tempo e il proprietario
ce lo consentirà, proveremo anche a smontare tutti i
bulloni e la struttura di metallo. Per ora diciamo solo che
i corpi venivano scavati/scolpiti da uno degli artigiani che
lavoravano con Wandré, Lino
Aguzzoli detto il "De Gasperi" ma non sappiamo se
per una somiglianza fisica o per tendenze politiche.
E adesso entriamo nel mondo delle congetture...Sarà Vikingh
il nome di questo modello? Aver visto un esemplare
con questa scritta ci autorizza a pensarlo ma potrebbe anche
essere il nome del gruppo che lo ordinò o
il soprannome del suo proprietario. Ci sono alcune
stranezze cronologiche su questo basso... Tutta la struttura
manico/body sembra più antica dell'elettronica
e della paletta come se fossero stati assemblati tempo dopo.
Questi gli indizi: body e struttura con viti a taglio e bulloni.
mascherina e riccio con viti a croce. Manopola del periodo
Polyphon, difficile da trovare su mascherine con jack non standard
('50). Anche il riccio squadrato, senza dubbio originale, sembra
assemblato dopo. Cosi come la rifinitura a scaglie di porporina.
Crediamo che fosse rimasto qualche corpo resuscitato negli
anni 60 per qualche nostalgico del decennio precedente.













Il pick-up annegato in cera

Alessandro alle prese con viti, rondelle e gommini... |