welson
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Marble and glitters beauties

Jazz Vedette and the like

Semi-acoustic oddities

335 copies

Single cutaway jazz boxes

Violin-Shaped monstruosities

LES PAUL and SG copies

Flat-top acoustics

1969

1978

Wurlitzer

Misc

 

Welson - Orlando Quagliardi

The trade name Welson belonged to a Castelfidardo-based accordion making company founded by Orlando Quagliardi in 1921. The company was among the very first ones to enter guitar manufacturing in the area. I’ve seen old Welson acoustic archtops, quite similar to mid-50’s German-made instruments, that looked as old as the earliest examples of Eko 100.

Its first electric solidbodies (1962-1964) make Welson appear to be some kind of a subsidiary to the Bartolini-Gemelli galaxy, though some details betray a care of seriousness that put those guitars apart and is typical of Welson. After 1964 the initial design evolves without discontinuity towards a second generation of generally sunburst finished solidbodies, equipped with more conventional controls than the previous pushbuttons stripes.

In this second half-decade the focus in the manufacturing program shifts gradually towards semi-acoustic archtops, mainly a classic single cutaway jazz box and a ES-335-inspired thinline, both being aimed at professional musicians. Welson takes at that time a status like being Italy’s Gibson. The instruments, acoustics included, are brandmarked with some kind of austere luxury ugliness (just like Gibsons indeed).

In the early 70’s Welson made LesPaul and SG copies, as could be expected, then specialized on electronic keyboards. However some kind of custom shop was maintained throughout the 70's to supply high quality boutique guitars. The Quagliardi company ceased activity in 1981.

This maker used mainly two pickup models during the 60's. First were used the same twin coil items as Crucianelli, Bartolini, Gemelli and others, with just another packaging (Welson choose a sort of wafer or caterpillar embossed metal cover), then after 1967 humbuckers, easy to identify with their six screws and the two part magnetic bar, of truly exceptional quality (no noise, high output). Here again the comparison with Gibson comes to mind.

While Quagliardi and Welson accordions never were really common, Welson guitar production reached a large scale, in Italy second only to Eko and Crucianelli. But rather than struggling for 1 percent sales share in music shops of Milan or Rome the company preferred to concentrate on remote markets, taking advantage of the image of near professional seriousness associated to its instruments. Welson guitars are easy to find in France, Belgium and Holland, they are not rare in the rest of the Western world… with the ironic exception of Italy, where they are virtually ignored.

The company gained acknowledgement from highly respected names in the industry such as Dynacord and Wurlitzer. The whole electric range was marketed in Germany in the years 1965-66 under the Dynacord logo. In 1967-69 Welson had with the American company Wurlitzer a similar agreement that included the acoustic range, while violin-shaped guitars and basses were distributed in USA under the Orpheum brand. There is remarkably not any difference between Welson branded instruments and the Dynacord, Wurlitzer and Orpheum versions.

The early marble and glitter guitars were also marketed in the US of A. under the Beltone brand, and special versions were made for Hopf of Germany. In 1964 a small batch of primitive single-cutaway jazz boxes was supplied to Vox UK.

Towards the end of the decade a violin-shaped series of guitars and basses was manufactured for the American distributor Orpheum while modified versions were made for the Italian company Meazzi, that also included in its range various Welson made acoustics.

Welson è un marchio appartenuto alla società di Orlando Quagliardi ed Eredi, fondata nel 1921 a Castelfidardo per la costruzione di fisarmoniche. La ditta fu fra le primissimo a produrre chitarre nella zona. Ho visto delle archtop acustiche Welson, molto simili a quelle tedesche degli anni 50, che parevano antiche quanto le più vecchie Eko 100.

Le prime elettriche (1962-1964) caratterizzano Welson come una sorta di succursale della galassia Bartolini-Gemelli. Però queste chitarre si distinguono da certi particolari che esprimono una ricerca di serietà tipica del marchio. Dopo il 1964 il disegno iniziale evolve senza rottura di continuità verso le solidbodies della seconda generazione, dotate di controlli più classici e di finiture quasi sempre sunburst.

Nella seconda parte del decennio le semi-acustiche acquistano sempre più importanza nella produzione, soprattutto una chitarra da jazz e un modello ispirato dal tipo 335 che mirano al mercato dei musicisti professionisti. Welson si proponeva allora in qualche modo come il Gibson italiano. I suoi strumenti, anche gli acustici, sono caratterizzati da una specie di bruttezza severa e lussuosa (come Gibson insomma).

Infine, nei primi anni 70, la Welson produsse copie delle Les Paul e SG, seguendo lo spirito del tempo. Poi si è specializzata negli organi elettronici, mantenendo pure una sorta di "custom shop" che ha costruito durante gli anni 70 chitarre di alto livello qualitativo, fatte su misura. L'impresa Quagliardi fermò l'attività nel 1981.

Questo costruttore ha usato principalmente solo due tipi di pickups negli anni 60. Prima quelli a doppio avvolgimento, gli stessi usati anche da Crucianelli, Bartolini, Gemelli ecc. (cambiano solo i coperchi, Welson aveva scelto delle scatole imbottite a profilo di cingoli di carro armato). Poi, dopo il 1966, degli humbuckers facilmente riconoscibili dalle 6 viti e dal magnete bipolare. Quest'ultimi sono di una qualità (assenza di rumore, potenza) assolutamente eccezionale. Anche a questo proposito viene in mente il paragone con Gibson.

Se le fisarmoniche targate Quagliardi e Welson non sono mai state comunissime, la produzione di chitarre raggiunse una dimensione considerevole, superata in Italia solo da Eko e Crucianelli. Ma piuttosto che lottare per l'1% di mercato nei negozi di Milano o Roma, l'azienda diede la precedenza alla conquista di mercati più lontani, sfruttando l'immagine di rigore quasi-professionale dei suoi strumenti. Le chitarre Welson si trovano con facilità in Francia, Belgio e Olanda, non sono rare nel resto del mondo occidentale... con l'ironica eccezione dell'Italia che virtualmente le ignora.

Welson ha ottenuto il riconoscimento di nomi altamente rispettati come Dynacord in Germania e Wurlitzer in USA. Tutta la gamma elettrica venne commercializzata in Germania con il marchio Dynacord intorno al 1965-66. Un accordo similare firmato con la Wurlitzer includeva le acustiche e durò fino ai primi anni 70. E' da notare che non c'è la minima differenza tra gli strumenti targati Welson e i modelli corrispondenti di Dynacord e Wurlitzer.

Le primissime Welson a marmi e brillantini sono state commercializzate in USA anche sotto il marchio Beltone, e versioni speciali furono costruite per la ditta tedesca Hopf. Una piccola quantità di semi-acustiche arcaiche venne fornita nel 1964 alla Vox inglese. Verso la fine del decennio Welson forniva alla ditta americana Orpheum una serie di chitarre e bassi a forma di violino, mentre versioni modificate si vendevano in Italia con il marchio di Meazzi assieme a certe acustiche anch’esse fatte dalla Welson.

Jack Marchal

 
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