Welson
- Orlando Quagliardi
The
trade name Welson belonged to a Castelfidardo-based accordion
making company founded by Orlando Quagliardi in 1921. The
company was among the very first ones to enter guitar manufacturing
in the area. I’ve
seen old Welson acoustic archtops, quite similar to mid-50’s
German-made instruments, that looked as old as the earliest examples
of Eko 100.
Its first electric solidbodies (1962-1964) make
Welson appear to be some kind of a subsidiary to the Bartolini-Gemelli
galaxy, though some details betray a care of seriousness that put
those guitars apart and is typical of Welson. After 1964 the initial
design evolves without discontinuity towards a second generation
of generally sunburst finished solidbodies, equipped with more
conventional controls than the previous pushbuttons stripes.
In this second half-decade the focus in the manufacturing
program shifts gradually towards semi-acoustic archtops, mainly
a classic single cutaway jazz box and a ES-335-inspired thinline,
both being aimed at professional musicians. Welson takes at that
time a status like being Italy’s Gibson. The instruments,
acoustics included, are brandmarked with some kind of austere luxury
ugliness (just like Gibsons indeed).
In the early 70’s Welson made LesPaul and
SG copies, as could be expected, then specialized on electronic
keyboards. However some kind of custom shop was maintained throughout
the 70's to supply high quality boutique guitars. The Quagliardi
company ceased activity in 1981.
This maker used mainly two pickup models during
the 60's. First were used the same twin coil items as Crucianelli,
Bartolini, Gemelli and others, with just another packaging (Welson
choose a sort of wafer or caterpillar embossed metal cover), then
after 1967 humbuckers, easy to identify with their six screws and
the two part magnetic bar, of truly exceptional quality (no noise,
high output). Here again the comparison with Gibson comes to mind.
While Quagliardi and Welson accordions never
were really common, Welson guitar production reached a large scale,
in Italy second only to Eko and Crucianelli. But rather than struggling
for 1 percent sales share in music shops of Milan or Rome the company
preferred to concentrate on remote markets, taking advantage of
the image of near professional seriousness associated to its instruments.
Welson guitars are easy to find in France, Belgium and Holland,
they are not rare in the rest of the Western world… with the
ironic exception of Italy, where they are virtually ignored.
The company gained acknowledgement from highly
respected names in the industry such as Dynacord and Wurlitzer.
The whole electric range was marketed in Germany in the years
1965-66 under the Dynacord logo. In 1967-69 Welson had with
the American company Wurlitzer a similar agreement that included
the acoustic range, while violin-shaped guitars and basses
were distributed in USA under the Orpheum brand. There is
remarkably not any difference between Welson branded instruments
and the Dynacord, Wurlitzer
and Orpheum versions.
The early marble and glitter guitars were also
marketed in the US of A. under the Beltone brand, and special versions
were made for Hopf of Germany. In 1964 a small batch of primitive
single-cutaway jazz boxes was supplied to Vox UK.
Towards the end of the decade a violin-shaped
series of guitars and basses was manufactured for the American distributor
Orpheum while modified versions were made for the Italian company
Meazzi, that also included in its range various Welson made acoustics.
Welson
è un marchio appartenuto alla società di Orlando Quagliardi
ed Eredi, fondata nel 1921 a Castelfidardo per la costruzione di
fisarmoniche. La ditta fu fra le primissimo a produrre chitarre
nella zona. Ho visto delle archtop acustiche Welson, molto simili
a quelle tedesche degli anni 50, che parevano antiche quanto le
più vecchie Eko 100.
Le prime elettriche (1962-1964) caratterizzano
Welson come una sorta di succursale della galassia Bartolini-Gemelli.
Però queste chitarre si distinguono da certi particolari
che esprimono una ricerca di serietà tipica del marchio.
Dopo il 1964 il disegno iniziale evolve senza rottura di continuità
verso le solidbodies della seconda generazione, dotate di controlli
più classici e di finiture quasi sempre sunburst.
Nella seconda parte del decennio le semi-acustiche
acquistano sempre più importanza nella produzione, soprattutto
una chitarra da jazz e un modello ispirato dal tipo 335 che mirano
al mercato dei musicisti professionisti. Welson si proponeva allora
in qualche modo come il Gibson italiano. I suoi strumenti, anche
gli acustici, sono caratterizzati da una specie di bruttezza severa
e lussuosa (come Gibson insomma).
Infine, nei primi anni 70, la Welson produsse
copie delle Les Paul e SG, seguendo lo spirito del tempo. Poi si
è specializzata negli organi elettronici, mantenendo pure
una sorta di "custom shop" che ha costruito durante gli
anni 70 chitarre di alto livello qualitativo, fatte su misura. L'impresa
Quagliardi fermò l'attività nel 1981.
Questo costruttore ha usato principalmente solo
due tipi di pickups negli anni 60. Prima quelli a doppio avvolgimento,
gli stessi usati anche da Crucianelli, Bartolini, Gemelli ecc. (cambiano
solo i coperchi, Welson aveva scelto delle scatole imbottite a profilo
di cingoli di carro armato). Poi, dopo il 1966, degli humbuckers
facilmente riconoscibili dalle 6 viti e dal magnete bipolare. Quest'ultimi
sono di una qualità (assenza di rumore, potenza) assolutamente
eccezionale. Anche a questo proposito viene in mente il paragone
con Gibson.
Se le fisarmoniche targate Quagliardi e Welson
non sono mai state comunissime, la produzione di chitarre raggiunse
una dimensione considerevole, superata in Italia solo da Eko e Crucianelli.
Ma piuttosto che lottare per l'1% di mercato nei negozi di Milano
o Roma, l'azienda diede la precedenza alla conquista di mercati
più lontani, sfruttando l'immagine di rigore quasi-professionale
dei suoi strumenti. Le chitarre Welson si trovano con facilità
in Francia, Belgio e Olanda, non sono rare nel resto del mondo occidentale...
con l'ironica eccezione dell'Italia che virtualmente le ignora.
Welson ha ottenuto il riconoscimento di nomi
altamente rispettati come Dynacord in Germania e Wurlitzer
in USA. Tutta la gamma elettrica venne commercializzata in
Germania con il marchio Dynacord intorno al 1965-66. Un accordo
similare firmato con la Wurlitzer includeva le acustiche e
durò fino ai primi anni 70. E' da notare che non c'è
la minima differenza tra gli strumenti targati Welson e i
modelli corrispondenti di Dynacord e Wurlitzer.
Le primissime Welson a marmi e brillantini sono
state commercializzate in USA anche sotto il marchio Beltone, e
versioni speciali furono costruite per la ditta tedesca Hopf. Una
piccola quantità di semi-acustiche arcaiche venne fornita
nel 1964 alla Vox inglese. Verso la fine del decennio Welson forniva
alla ditta americana Orpheum una serie di chitarre e bassi a forma
di violino, mentre versioni modificate si vendevano in Italia con
il marchio di Meazzi assieme a certe acustiche anch’esse fatte
dalla Welson.
Jack Marchal |