Welson: Les Paul and SG Copies

by Jack Marchal

1970 ( ?) LP copy, black


After the popularity of Fender-ish designs in the years 1961-64 and the semi-acoustic wave of 1965-67, the tremendous success of the Gibson Les Paul started a new phase in 1968. With the normal delay from demand identification to new product development and manufacturing, all major guitar makers brought on the marketplace Les Paul inspired models in the early 70’s.

Being already clearly influenced by Gibson concepts and having pioneered in Italy the use of modern humbuckers as soon as 1967, Welson was certainly among the first ones in Europe to respond to the new trend. The early version shown here can in my opinion be assigned to the year 1970 (if not 1969).

The bridge looks like a German-made item, the tailpiece and the three-bolt neck plate are specific to that series. Other hardware components are consistent with those fitted on Welson hollow bodies of the late 60’s, first of all the mini/medium humbuckers, the Italian made imitations of Van Ghent tuners and the truss-rod plate shaped like an imperfect triangle.

On the back, in addition to the usual plastic covers underneath the control zone and the selector, there is a large plastic plate covering a cavity milled in the body. Some kind of a tone chamber, whose role is mostly to reduce weight.


Dopo la popolarità dei modelli fenderiani negli anni 1961-64 e l’ondata semi-acustica del1965-67, il successo irresistibile delle Gibson Les Paul apre una nuova fase nel 68. Con il ritardo normale fra identificazione della domanda e progettazione e fabbricazione di nuovi prodotti, i principali costruttori di chitarre misero sul mercato modelli ispirati dalla Les Paul all’inizio degli anni 70.

Essendo particolarmente attento ai concetti Gibson, Welson, che aveva inaugurato in Italia l’uso di humbuckers moderni già dal 67, fu sicuramente fra i primi europei a poter seguire la nuova tendenza. La versione iniziale esposta qui può secondo me essere attribuita al 1970 (se non 1969).

Il ponte sembra di origine tedesca, l’attaccacorde e la piastra del manico a tre viti sono specifiche della serie. Il resto del hardware corrisponde a quello che equipaggia le semi-acustiche Welson degli ultimi anni 60, inanzitutto i mini/medium humbuckers, le imitazioni (di fabbricazione Italia) delle chiavette Van Ghent, la placchetta del truss-rod sagomata come un triangolo imperfetto.

Sul retro, oltre le solite piastrine sotto la zona del controlli e il deviatore, c’è una grande placca di plastica nera che copre una cavità fresata nel corpo. Una sorta di camera tonale, il cui ruolo è sopratutto di ridurre il peso.

Bert, of the ‘Whatever’ Country Duo


A Dutch country guitarist and singer, Bert of the duo ‘Whatever’ had this Welson Les Paul copy as his first serious instrument. As any self respecting country musician he mainly plays a Telecaster on stage but he still owns the Welson.

“For a guitar in this price range it plays wonderfully. The sound is a bit on the thin side. Even so it’s a very well built guitar. I had it in the attic for ten years, and even after all this time it did not need to be tuned!”

The neck pickup ws changed to a DiMarzio. Bert also added a phase switch and a coil split.



Il chitarrista-cantante country olandese Bert, del duo ‘Whatever’, ebbe questa copia della Les Paul come primo strumento serio. Come ogni musicista country che si rispetti dalv vivo suona sopratutto l’immancabile Telecaster ma ha comunque conservato la Welson.

“Per una chitarra di questo prezzo è meravigliosamente suonabile. La sortita è un pochino debole. Ma è una chitarra costruita benissimo. L’ho lasciata in soffitta dieci anni, dopo tanto tempo non c’era bisogno di riaccordarla!”

Bert ha messo un DiMarzio in posizione ponte, installando anche un phase switch e un coil split.



Another Welson copy of a Les Paul Custom Black Beauty. Only differences from the previous version are the truss-rod plate, now shaped like a perfect triangle, and the nice octogon tuner covers that surface again in the Welson range after an absence of several years.

The headstock is closely reminiscent of Crucianelli hollow-bodies of the late 60’s. I suppose that the maker had recourse to available unused inventories in order to cut development time and cost. Welson was not alone to do so. Many Eko and Godwin models from those years feature that same headstock. It will also be recycled a couple of years later on the first Les Paul imitations issued by Gherson. That tells volumes about the crisis of over-production for Crucianelli/Vox necks in the late 60’s.

All Welson LP copies of 1970-71 have a serial number between 300,000 and 300,800 (when it’s still there, cause it’s stamped on a label that is applied on the back of the headstock but is often missing). Which means that less than two of those guitars were made per workday. At that time the focus in Welson’s manufacturing program had definitely shifted to combo organs and other electronic keyboards.


Un’altra copia Welson della Les Paul Custom Black Beauty. Le sole differenze con la precedente versione sono la placchetta del truss-rod, ormai un triangolo perfetto, ed gli ottagoni carini che riappaiono sulle chiavette dopo parecchi anni di assenza dalla gamma Welson.

La paletta rievoca molto le Crucianelli semi-acustiche della fine degli anni 60. Suppongo che il costruttore avrà usato qualche eccedenza di magazzino per risparmiare sui costi e sui tempi di progettazione. Welson non era l’unico. La stessa paletta appare su molte Eko e Godwin contemporanee. Sarà ancora riciclata qualche anno dopo sulle prime imitazioni di Les Paul firmate da Gherson. Ci da la misura della sovrapproduzione critica di manici Crucianelli/Vox alla fine degli anni 60.

Tutte le LP di Welson del 1970-71 hanno un numero di serie fra 300000 e 300800 (quando si può vedere ancora, l’etichetta dovè è iscritto è applicata sul retro della paletta ma spesso manca). Vuol dire che meno di due di queste chitarre erano costruite per ogni giorno feriale. A quel tempo la produzione di Welson si era nettamente orientata verso gli organi e altre tastiere elettroniche.

1971 (?) Les Paul copy, natural mahogany


Nearly all Welson LP knockoff’s imitate the Les Paul Custom ‘Black Beauty’. Here a welcome exception that rather replicates the look of the most successful European Les Paulish model, the Hagström Swede, for which natural (or very slightly stained) mahogany was the favourite finish.

Back in the 70’s everything had to look environment-friendly and “natural”. Hairs and beards were allowed to grow naturally undisturbed, girls had neither bra nor make-up, macrobiotic diet was blessed, chemical dyes were cursed. Including on guitars. A typical phenomenon of those years was the natural finish (added in 1972 in Fender’s standard color chart) on solid-bodies. The very conservative Gibson company didn’t yield to that trend but its Les Pauls were nevertheless hugely popular because of their ability to overdrive a pre-amp without a pedal — distortion also had to be “natural”.

Thanks to the light wood shade of this Welson the large black plastic plate covering the cavity of body back shows conspicuously. The tuners might not be necessarily original (grommets are missing) ; they have some Italian legitimacy though: they are of the special model made by Van Ghent for all Eko Ranger VI acoustics from 1971 on.


Quasi tutte le copie Welson della LP riproducono l’aspetto della Les Paul Custom ‘Black Beauty’. Ecco una eccezione benvenuta che invece replica piuttosto l’aspetto della più diffusa fra le LesPauloide europee, la Hagström Swede, la cui rifinitura preferita era mogano naturale (o molto lievamente colorato).

Negli anni 70 tutto doveva essere ecologico e “naturale”. I capelli e le barbe erano abbandonati alla loro crescita naturale, le ragazze non avevano ne reggiseni ne maquillage, la macrobiotica era benedetta, i coloranti chimici scomunicati. Anche sulle chitarre. Un tipico fenomeno di questi anni era la rifinitura naturale (introdotta in 1972 fra i colori standard di Fender) sulle solidbody. La molto conservatrice casa Gibson non volle cedere alla tendenza, le sue Les Paul erano cionondimeno popolarissime per la loro capacità a sovracaricare un pre-ampli senza pedale — anche la distorsione doveva essere “naturale”.

Grazie al colore chiaro di questa Welson si vede particolarmente bene la grande piastra nera coprendo la cavità sul retro del corpo. Le chiavette non sono incondizionalmente originali (mancano gli anelli) ; hanno qualche legittimità italica però: sono del modello speciale fatto da Van Ghent per tutte le Eko Ranger VI dal 1971 in poi.

1971-72 (?) SG copy


Another SG-inspired Welson, with just the same appointments as the previous one. The old style humbuckers put it in the same generation as the 1971 LP copies while the sober headstock shape comes close to the 1972’s Welson LP’s. The perfect triangle truss-rod plate is typical of that transition time. Therefore it must be a 1971/1972.

(Of course, you understand that when I say ‘1971’ it might as well be 1970 or 1972. Dating a Welson guitar is always an art of approximation.)


Un’altra SG di Welson, con le stesse specifiche di quella sopra. Gli humbuckers vecchio stile la metttono nella stessa generazione delle copie LP dal 1971 mentre la paletta più sobria l’avvicina a quelle del 1972. La plachetta truss-rod perfettamente triangolare è tipica di quest’era di transzione. Perciò deve essere una 1971-72.

(Va da sè che quando dico ‘1970’ porrebbe essere tanto 1970 che 1972. Datare una Welson è sempre un arte dell’approssimazione.)


A synthesis of the Gibson SG concept: the humbuckers and the enlarged pickguard hint at the post-1965 SG Standard, the bound fretboard with dot markers leans towards the SG Deluxe. The general impression is borderline plagiarism, especially the control knobs and the true-to-original bevelling of body edge.

Mind you, the neck is glued-in. First set-neck on a Welson electric since 1964. The vibrato remains the old device introduced that same year, virtually unchanged.

The Italian made tuners with octogon covers have specifically shaped buttons, also found on various high end Vox semi-acoustic guitars (Ultrasonic, Aristocrat, Viper, Saturn VI).


Una sintesi del concetto SG Gibson: gli humbuckers e il battipenna ampliato alludono alle SG Standard del dopo-1965, la tastiera filettata con pallini tende verso la SG Deluxe. L’impressione generale è quella d’un quasi plagio, in particolare le manopole e la sagomatura intorno al corpo, identiche all’originale.

E mi raccomando, c’è il manico incollato, il primo su una Welson elettrica sin dal 1964. Il vibrato resta quello introdotto lo stesso anno, quasi invariato.
Le chiavette ottogonali Made in Italy hanno i bottoni di una forma specifica, già vista su varie semi-acustiche Vox della gamma di lusso (Ultrasonic, Aristocrat, Viper, Saturn VI).